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STATICITA' E MUTAMENTO: DAL PASSATO IL TRACCIATO PER LA POLITICA CHE GUARDA AL FUTURO. di Irene Richini - Segreteria Provinciale di Bergamo
Sere fa, guardando la TV, pensavo che in questo nostro paese qualcosa fatalmente rimane immutato mentre il resto, intorno a noi - nel bene e nel male - cambia vorticosamente.
Pensavo a quando negli '80 un magistrato intervenne ad oscurare le TV private - erano le prime ed erano abusive - e la conseguenza fu che l'imprenditore in questione ottenne un decreto legislativo che lo favorì. Per questi aspetti pare regnare l'immoto.
Altre cose, invece, sono cambiate, e molto anche. E' cambiata la possibilità e conseguentemente la capacità di credere e di avere fiducia. Anche lo scenario generale è cambiato: c'è la globalizzazione che allora non c'era, che ha già manifestato alcuni suoi evidenti effetti come ad esempio una certa espropriazione democratica che trova terreno fertile laddove tutto deve condensarsi, fondersi, incorporarsi, omologarsi e quindi perdere di identità. Un altro effetto della globalizzazione potrebbe essere il progressivo declino dell'autorità, nel senso della capacità da parte delle persone di riconoscere autorevolezza ad altri. Per riformulare la politica serve allora andare a toccare quello che è in gioco nella nostra società e non limitarci a parlare di ciò a cui giocano i politici.
Se la democrazia e l'autorità - autorevole vengono meno, la ricerca del rimedio parte anche dalla continuità con quanto di buono è stato prodotto in passato.
Il centrismo DC ebbe, a suo tempo, la funzione di opporsi al comunismo ma negli anni '80/90 non riuscì a diventare l'area moderata in senso compiuto, bilanciante rispetto al Bipolarismo che prendeva piede: da questa mancata evoluzione di produsse un vuoto e ben sappiamo come prontamente fu occupato. Mi sono fatta un'idea - forse sbagliata - ma quando penso alla Democrazia Cristiana mi sembra di capire che questo fu sì un partito unico ma che, con tutte le sue correnti interne, esprimeva in qualche misura una "federazione" capace di offrire spazio e alimento al pensiero che pertanto permise un'appartenenza unica, fondata sull'identità pur nella libertà costruttivamente critica. Rispetto ad allora - oggi, seppellito il comunismo - una certa avversione al Bipartitismo (al quale l'attuale Bipolarismo tende in modo evidente) potrebbe diventare un importante motivo di coesione. Del resto oggi è sotto gli occhi di tutti l'irrilevanza politica di quel centro che sino a ieri ha contato qualcosa. E' proprio da qui che bisogna ripartire. Il centro, per la sua natura, esprime la qualità della negoziazione e della pazienza offrendo spazio alla "compianta" elaborazione politica e ad una auspicabile connessione profonda, disinteressata e pro-sociale, con il territorio. Ripartire da qui: ricetta elementare se non fosse che anche gli spazi "locali" sono occupati dalla comunicazione mediatica che millanta pervasivamente un rapporto diretto e vero con la gente. Il centro democratico cristiano - nonostante queste ed altre difficoltà - è chiamato ad essere consapevole delle sue intatte potenzialità riconoscendo e facendo proprio il senso del suo stesso "poter divenire".
Chi come me vive nelle provincie lombarde ha ben presente la composizione dei numeri che con chiarezza cristallina hanno "parlato" alle ultime elezioni. Sembra che decisivo sia stato il voto dei giovani, alla faccia di chi sosteneva che gli elettori che contano sono quelli più numerosi, e cioè i più vecchi! I GIOVANI HANNO DIMOSTRATO DI CONTARE E DI VOTARE! Non credo che i risultati dell'ultimo voto abbiano disegnato un territorio in qualche modo "contro" la politica; certo è che l'elettorato - spaventato o meno - va incontrato e ascoltato. Nel Partito Democratico Cristiano ho avuto modo di imparare che la cosa importante è incidere la roccia e non la sabbia; tentiamo quindi di incontrarci con altri attorno ad un progetto di centro capace di trovare soluzioni a servizio del paese e a garanzia di una vera democrazia lontana da derive oligarchiche. Raccogliamo con entusiasmo la linea proposta dal nostro Segretario Nazionale On. Gianni Prandini - approvata all'unanimità dal nostro Consiglio Nazionale - per tendere verso l'obiettivo autunnale di una Costituente dei Democratici Cristiani capace di coagulare forze istituzionali con le tante realtà extra-istituzionali che fanno politica attiva sul territorio.
Facciamolo guardando oltre le punte delle nostre scarpe e questo perchè abbiamo in mente una semplice e disarmante domanda: cosa vogliamo lasciare ai nostri figli? La risposta la dobbiamo cercare insieme ai ragazzi più giovani e la dobbiamo esprimere nel linguaggio dell'impegno vero, quello che evita di mettere in scena un rodeo il cui scopo non è di andare da qualche parte ma solo di restare in groppa. La nostra direzione è tracciata in modo chiaro, da tempo: barra del timone al centro, al servizio
del territorio, in collaborazione con le istituzioni.

 


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